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Quota di eredità al coniuge separato

Eredità coniuge separato I parenti più stretti del de cuius hanno maggiori diritti di successione. La legge, infatti stabilisce, che sia in mancanza di testamento, sia nel caso non siano citati nello stesso abbiano diritto a una quota di eredità.

Al coniuge, per esempio, spetta una comunque una quota dell’eredità, anche contro la volontà espressa con il testamento dal de cuius! È, infatti, insieme agli ascendenti legittimi e ai discendenti legittimi e naturali, un erede legittimario.

Anche in mancanza di testamento il coniuge ha diritto alla successione di una quota di eredità (stabilita per legge), è un erede legittimo, insieme ai discendenti legittimi e naturali, agli ascendenti legittimi, ai collaterali e ai parenti, fino al sesto grado di parentela.

Ma le cose cambiano, però, se è un coniuge separato con o senza addebito o è divorziato.

Il coniuge si definisce separato senza addebito quando non è ancora stata “addebitata” la sentenza di separazione, in questo caso l’Art. 548 del Codice Civile dichiara che al coniuge separato spettano gli stessi diritti di successione del coniuge non separato.

Nel caso di separazione con addebito, invece, la normativa vigente attribuisce al coniuge separato del de cuius, che al momento dell’ apertura della successione aveva diritto al ricevimento degli alimenti, un assegno vitalizio da definirsi in base all’ammontare dell’eredità e al numero degli eredi presenti.

Il coniuge divorziato non è più un erede legittimo e perde così ogni suo eventuale diritto sulla successione. La normativa nazionale riconosce solo un assegno periodico da calcolarsi sempre in base al valore del patrimonio che forma l’eredità, al numero degli eredi, ma si devono anche valutare le condizioni economiche degli eredi legittimi e il reale o meno bisogno del coniuge divorziato. In ogni caso tale assegno non dovrà essere più corrisposto nel momento in cui il coniuge divorziato convoli a seconde nozze.

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