Che cos'è la donazione

La donazione deve essere fatta per atto pubblico, sotto pena di nullità (art.782 c.c.) e richiede la presenza irrinunciabile di due testimoni, non parenti, coniugi o affini, né interessati all’atto.

La forma dell’atto pubblico non è richiesta se la donazione ha per oggetto un bene mobile di modico valore. La modicità del valore deve essere valutata anche in relazione alle condizioni economiche del donante ( art. 783 c.c.).
La forma dell’atto pubblico non è richiesta neppure per le donazioni indirette quali ad esempio il pagamento di un debito altrui, la remissione del debito, e la costituzione di una rendita vitalizia a favore di un terzo.

La donazione non può essere revocata se non nei casi previsti dalla legge: per ingratitudine del donatario o per sopravvenienza di figli ( artt. 801 - art 802 c.c.).
L’effetto della donazione è l’arricchimento di una parte disponendo a favore di questa di un diritto ovvero assumendo verso la stessa un’obbligazione.

La donazione a favore dei legittimari è una anticipazione dell’eredità.
Infatti l’art. 737 c.c. dispone: “I figli legittimi e naturali e i loro discendenti legittimi e naturali ed il coniuge che concorrono alla successione devono conferire ai coeredi tutto ciò che hanno ricevuto dal defunto per donazioni direttamente o indirettamente, salvo che il defunto non li abbia da ciò dispensati”. Perciò, in sede di divisione ereditaria, il bene donato deve essere conferito alla massa da dividere tra figli, discendenti e coniuge ( c.d. collazione).
Se la persona scomparsa ha disposto che il bene donato sia conseguito dall’erede come un soprappiù rispetto alla quota di legittima, la collazione non si applica, purché questa eccedenza non superi la quota disponibile (c.d. dispensa dalla collazione ex art.737 c.c.)

La dispensa dalla collazione può essere espressa o tacita.
La dispensa espressa può essere inserita in un testamento o nella donazione, e potrebbe anche non essere contestuale alla donazione, in tal caso deve comunque averne la stessa forma. La dispensa tacita può essere desunta dal contesto dell’atto di donazione o da altri elementi validi: deve manifestarsi con atti e espressioni che indicano la volontà di assegnare il bene donato in aggiunta alla quota di legittima.

Per evitare che il donante durante la sua vita eluda le norme a tutela dei legittimari con donazioni che favoriscano uno piuttosto che un altro dei legittimari, ovvero degli estranei, la legge prevede che si deve tener conto, al fine del calcolo della massa su cui applicare le quote di legittima, di codeste donazioni (art.556 c.c. c.d. Riunione fittizia).
Le donazioni il cui valore eccede la quota disponibile sono soggette a riduzione fino alla quota medesima. Le donazioni non si riducono se non dopo esaurito il valore dei beni disposti per testamento (art. 555 c.c.).
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